Upupa: leggende miti e credenze

L’UPUPA

ILARE UCCELLO CALUNNIATO DAI POETI

(di Francesco Galasso)



Eravamo tra la flora tropicale di Baia di Iéranto, attardati dal nostro passo curioso delle cose che ci circondavano, io e il Presidente Modestino D’Antonio, un cultore del bello e viaggiatore incallito, espertissimo escursionista.  In silenzio quasi religioso, rispettoso delle meraviglie che ci attorniavano, oso pronunciare rompendo il silanzio: << qui la vegetazione è veramente lussureggiante>>; ero meravigliato dalla fauna tropicale , c’erano palme, agave e ogni tipo di pianta che è facile associare all’immagine d’Africa . Un “hubub – hubub” risponde alla mia affermazione e un volo quasi di farfalla, ma che di farfalla non è, si apre dinanzi ai nostri occhi: ha un piumaggio dorato sul petto, mentre il resto del corpo ha bande bicolori zebrate…è l’upupa.


(…)Upupa, ilare uccello calunniato

dai poeti, che ruoti la tua cresta

sopra l’aereo stollo del pollaio

e come un finto gallo giri al vento;

nunzio primaverile, upupa, come

per te il tempo s’arresta, non muore più il Febbraio,

come tutto di fuori si protende

al muovere del tuo capo,

aliegro folletto, e tu lo ignori.(…)


(Tratto da “Ossi di seppia” di Eugenio Montale,1925)

 

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Eugenio Montale, un esimio amante del bello, premio nobel per la letteratura, durante i suoi soggiorni alle Cinque Terre,  dalla sua casa protesa alle vedute mozzafiato di Monterosso al Mare, osserva un Upupa. Mirando la sua grazia e bellezza, pensa ai poeti e alle leggende sull’uccello. Montale in questi versi propone l’immagine dell’upupa come messaggero della primavera, riscattandola dalla brutta fama attribuitagli dalla letteratura medievale e dalla poesia.


(…)e uscir del teschio, ove fuggia la luna,

l’upupa, e svolazzar su per le croci

sparse per la funerea campagna,

e l’immonda accusar col luttuoso

singulto i rai di che son pie le stelle

alle obliate sepolture(…)


(“I Sepolcri” Ugo Foscolo, 1806)


Con quelle penne che gli ornano il capo, come una corona, il suo piumaggio ornato d’oro e della bellezza zebrata, un simile uccello non poteva passare inosservato, senza incuriosire e dar vita a numerose leggende. Ma il simbolismo legato a quest’uccello assume differenti significati in diverse aree geografiche ed anche, come dimostrano anche questi versi sopra proposti, nel tempo, 1806 per “Dei Sepolcri”di Ugo Foscolo, “Ossi di seppia” 1925 ma anche popoli prima di Cristo e dopo cristo mitizzeranno questo uccello, attribuendogli anche virtù..magiche.ugo.jpg


La presenza delle caratteristiche penne del capo è spiegata da una leggenda persiana (VI sec. a.C.)che narra: “l’upupa era una donna sposata; un giorno stava pettinandosi allo specchio quando il suocero entrò senza annunciarsi. Invasa da un incontenibile spavento la donna si trasformò in un uccello e volò via con il pettine sulla testa”.

Tra gli antichi persiani era l’uccello più saggio, messaggero del divino; “Dei segreti di Salomone tu fosti signora, e per questo cingesti un aurea corona di gloria”.


Gli arabi la chiamano “al-hudhud“, uccello dottore, capace di individuare pozzi e sorgenti nascoste.

Nel Corano si racconta che Re Salomone, invia un upupa come messaggero alla regina di Saba, invitandola a seguire la sua religione.

Dall’antichità abbiamo la testimonianza di Ovidio, che nelle Metamorfosi (X, 155-161) ci narra la trasformazione di Tereo, figlio di Ares:autore.php?id=1205&view=image


Egli veloce correndo per dolore e sete di vendetta

si muta nell’uccello che ha sul capo una cresta ritta

e uno smisurato becco sporgente a mò di lunga lancia:

upupa è il suo nome, e armato pare a vederlo.


L’upupa raccontata nella commedia di Aristofane intitolata “Gli uccelli”, nella quale i protagonisti si rivolgono a lei per farsi indicare la strada per una “città più morbida”…
Evelpide, uno dei personaggi si rivolge così all’upupa che gli domanda il motivo della loro visita:


“Primo, perché eri un uomo come noi, un tempo; facevi debiti come noi, un tempo; cercavi di non pagarli come noi, un tempo. Poi, presa forma d’uccello, volavi intorno per terra e cielo; e ora possiedi l’esperienza di uomo e quella di uccello, insieme. Siamo venuti da te, supplici, se potessi indicarci una città morbida, dove si possa sdraiarcisi sopra, come una pelliccia.”


Di tutt’altro segno è l’immagine simbolica elaborata nel mondo occidentale, che prendendo forma dall’Antico Testamento, gli attribuisce un immagine negativa. Qui infatti si legge(Levitico 11,19; Deuteronomio 14,18) che l’upupa era considerata un uccello impuro, e classificato tra gli animali di cui era proibito cibarsi.


L’upupa è un migratore estivo, nidificante, elegante nel volo di farfalla, affascinante nei colori del piumaggio. Con il suo lungo becco cerca sul terreno i piccoli animali invertebrati di cui si nutre. Ha un canto caratteristico, un basso e ripetuto “hubub – hubub”, da cui il nome.

Nidifica nei buchi degli alberi, dei muri di vecchi edifici abbandonati e di muretti a secco.

Le molte leggende nate sull’upupa si rifanno certamente al suo aspetto ed alle sue abitudini, anche se non sempre conosciute e correttamente interpretate. L’upupa non è un uccello notturno, come sembrerebbe capire dalla poesia del Foscolo. Le penne del capo possono essere alzate, assomigliando ad una cresta, o come è stato immaginato, ad una corona, simbolo di regalità.

La sua cattiva reputazione nasce forse dall’abitudine dei nidiacei e degli adulti di emettere degli escrementi puzzolenti, capaci di allontanare eventuali predatori dal nido.

La presenza delle caratteristiche penne del capo è spiegata da una leggenda persiana (VI sec. a.C.)che narra: “l’upupa era una donna sposata; un giorno stava pettinandosi allo specchio quando il suocero entrò senza annunciarsi. Invasa da un incontenibile spavento la donna si trasformò in un uccello e volò via con il pettine sulla testa”.

Tra gli antichi persiani era l’uccello più saggio, messaggero del divino; “Dei segreti di Salomone tu fosti signora, e per questo cingesti un aurea corona di gloria”.


Gli arabi la chiamano “al-hudhud“, uccello dottore, capace di individuare pozzi e sorgenti nascoste.

Nel Corano si racconta che Re Salomone, invia un upupa come messaggero alla regina di Saba, invitandola a seguire la sua religione.

Dall’antichità abbiamo la testimonianza di Ovidio, che nelle Metamorfosi (X, 155-161) ci narra la trasformazione di Tereo, figlio di Ares:


Egli veloce correndo per dolore e sete di vendetta

si muta nell’uccello che ha sul capo una cresta ritta

e uno smisurato becco sporgente a mò di lunga lancia:

upupa è il suo nome, e armato pare a vederlo.


L’upupa raccontata nella commedia di Aristofane intitolata “Gli uccelli”, nella quale i protagonisti si rivolgono a lei per farsi indicare la strada per una “città più morbida”…
Evelpide, uno dei personaggi si rivolge così all’upupa che gli domanda il motivo della loro visita:


“Primo, perché eri un uomo come noi, un tempo; facevi debiti come noi, un tempo; cercavi di non pagarli come noi, un tempo. Poi, presa forma d’uccello, volavi intorno per terra e cielo; e ora possiedi l’esperienza di uomo e quella di uccello, insieme. Siamo venuti da te, supplici, se potessi indicarci una città morbida, dove si possa sdraiarcisi sopra, come una pelliccia.”


Di tutt’altro segno è l’immagine simbolica elaborata nel mondo occidentale, la prima versione negativa sull’upupa prende forma dall’Antico Testamento. Qui infatti si legge(Levitico 11,19; Deuteronomio 14,18) che l’upupa era considerata un uccello impuro, e classificato tra gli animali di cui era proibito cibarsi. L’immagine negativa si è poi riflettuta nel medioevo occidentale fino ad Ugo Foscolo, per fortuna poi qualcuno ne ha risollevato le sorti.


L’upupa è un migratore estivo, nidificante, elegante nel volo di farfalla, affascinante nei colori del piumaggio. Con il suo lungo becco cerca sul terreno i piccoli animali invertebrati di cui si nutre. Ha un canto caratteristico, un basso e ripetuto “hubub – hubub”, da cui il nome.

Nidifica nei buchi degli alberi, dei muri di vecchi edifici abbandonati e di muretti a secco.

Le molte leggende nate sull’upupa si rifanno certamente al suo aspetto ed alle sue abitudini, anche se non sempre conosciute e correttamente interpretate. L’upupa non è un uccello notturno, come sembrerebbe capire dalla poesia del Foscolo. Le penne del capo possono essere alzate, assomigliando ad una cresta, o come è stato immaginato, ad una corona, simbolo di regalità.

La sua cattiva reputazione nasce forse dall’abitudine dei nidiacei e degli adulti di emettere degli escrementi puzzolenti, capaci di allontanare eventuali predatori dal nido.

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