07/01/2013

Qui si fa la storia...

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umberto iorio, climbing napoli, climbing campaniaSiamo negli anni 80'.I riflettori delle attività sportive giovanili puntavano alla Francia, la loro luce illuminava soprattutto l'ambiente hippy e l'arrampicata sportiva sul Verdon. Un Inno alla libertà di nuove frontiere sportive ed ai valori di base del free climbing. Patrick Edlinger, Catherine Destivelle e molti altri i performers di fama indiscussa fra Europa e Stati Uniti.

Tra questi c'era un personaggio piuttosto singolare, si aggirava furtivo e timido, alla base delle vie tra le falesie francesi!Forte nell'aspetto ed assai talentuoso, suscitava intorno a sé un continuo vociferare in cerca di informazioni sul suo conto, poi, la notizia che fosse del sud Italia meravigliava un po' tutti.

Era un evento talmente unico vedere un napoletano praticare l'arrampicata, proprio quando il free climbing stava nascendo come disciplina autonoma dall’alpinismo. Umberto Iorio, questo il suo nome, fautore dell'arte partenopea dell'arrangiarsi! Riusciva a procurarsi l'attrezzatura per chiodare o tutto ciò che servisse ad arrampicare, con mezzi non sempre ortodossi! L'importante per lui, era stare col naso per aria, muoversi, trovarsi a contatto con la natura di roccia e sole.

Il suo materiale, era ferraglia, in quantità, recuperata dagli sfasciacarrozze, con i quali ingaggiò una serie di amicizie, piuttosto singolari. Iscritto al Cai, come socio cercò di recuperare, se non trafugare, qualche chiodo da utilizzare per i suoi scopi pionieristici. Vi immaginate un ragazzo di venti anni con la corda da alpinista in spalla e sporco di magnesite a zonzo per le strade di Trecase in provincia di Napoli? Negli anni del dopo terremoto, di Fortapasc, della camorra che si riorganizzava in piccoli gruppi a suon di sparatorie, c'erano nuove forme di pensiero, nuovi profili che si sviluppavano, alternativi a contesti violenti, alternativi alla vita di strada. Ironico ripensare agli sguardi dei passanti, di curiosità o di scherno, reazioni del tutto comprensibili, sebbene talora avvilenti.

Umberto, da bravo ragazzone informale e sportivo, se ne andava in giro senza stare troppo a badare alla forma. Lo si poteva incontrare a cena con l’allenatore del Napoli ai tempi di di Maradona, Ottavio Bianchi, ed allo stesso tavolo di Riccardo Cassin, vestito di robaccia e sporco di terra. Come un Andy Cave, l'alpinista squattrinato,anglosassone divenuto poi noto per i suoi romanzi, questo “scugniziello” pieno di iniziativa cercava in tutti i modi di sbarcare il lunario per procurarsi l’attrezzatura. Se pensate che il più vicino negozio di attrezzatura da montagna era a 1000 km di distanza! Nonostante il suo storia dell'arrampicata campana,umberto iorio,le origini dell'arrampicata campana,arrampicata anni 80profilo umile, la sua voglia di star fuori dai riflettori, è sembrato impossibile non parlare del suo operato, in Campania così come altrove. Ad esempio “Alp”, il magazine specializzato in sport montani, ha pubblicato un articolo su di lui, presentando un Umberto Iorio diverso dal solito conosciuto fino ad allora, più sfaccettato e complesso. Il suo compagno di scalata era Adamo, buffo ripensare in questo modo alla genesi dell’arrampicata meridionale. Adamo, dai lunghi capelli biondi, ex meccanico ed ex motociclista spericolato. Uomo di tempra e coraggio ma soprattutto un vero amico. Umberto Iorio è stato il primo uomo ad arrampicare in tutto il meridione, proponendo ad altri, eredi ed appassionati di arrampicata, le potenzialità dei luoghi, in primis della Costiera, Sorrentina ed Amalfitana..

E' riuscito a metter su famiglia, nonostante una vita fatta di stravaganti abitudini da rocciatore, dallo stile ramingo. E vive in una splendida casa che ricorda quelle moresche. Oggi è un affermato imprenditore e vive con Virginia. Il piacere di conversare del suo passato, davanti a un camino, ha contribuito a migliorare una giornata altrimenti grigia e gelida come tante, in un autunno tra i più freddi della nostra storia.

Iniziamo così :“Ero un bambino ribelle, quando mamma voleva picchiarmi mi arrampicavo opponendomi tra una parete e l’altra del corridoio e su, fin dove non poteva raggiungermi, restava li ad aspettarmi, sotto, pronta per catturarmi!”. Continua poi col ricordo di bambino...”Non potevo restarmene in quel posto a lungo, scivolavano le scarpe, non era facile, allora utilizzavo la saliva, come si usa ora la magnesite… tra il soffitto e il corridoio evitando così di prenderle! E’ la paura che riesce a far dominare le paure, in questo caso la paura di scendere, ed assaggiare le percosse con il cucchiaio di legno. Giocavo sempre ad arrampicarmi sui pini, mi divertivo e già allora manifestavo le mie doti di arrampicatore, tra un ramo e l’altro”. Umberto si ferma, ha negli occhi l’esperienza di un uomo che ha vissuto mille peripezie, affrontando le incomprensioni di una famiglia che certo non poteva capire la sua passione ed il suo incedere controcorrente, un’avanguardista della montagna in una Napoli distratta da

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 cose del tutto diverse. Una cartolina come spunto di conversazione, ritraeva il Becco di Mezzodì che si rifletteva nel lago, proprio di fronte al rifugio Croda da Lago. Così Umberto ricorda ancora ed inizia il suo secondo episodio narrativo:“Quel posto dovevo visitarlo, d’altronde ero anche un’appassionato di fotografia e volevo fotografare quel posto con la mia yashica fx3. Purtroppo non avevo neppur la benché minima idea dell’abbigliamento di un montanaro, non c’era internet e nemmeno giornali di montagna, eravamo a Napoli, mica a Courmayeur o Cortina. Cercai in tutti i modi di trovare qualche notizia, qualche foto, documento, ma niente, poi mi venne in mente...” Umberto ripensa alle idee balenategli al fine di trovare ispirazione attrezzature e abbigliamento per la montagna: scarponi antinfortunistica, pesanti zaini che reggevano su stanghette di metallo. Calzoni di velluto tagliati e ricuciti corti, alla zuava...”per giungere al rifugio in piena notte, mi imbattei nella prima vera pioggia di agosto”... La magia della roccia dolomitica e il confronto fra gli alpinisti catapultarono Iorio in un mondo dalle diverse prospettive, dapprima un pesce fuor d'acqua, poi, a mano a mano che il tempo passava le cose cambiarono.Messner aveva rivoluzionato i parametri UIAA con l'annuncio e l'arrivo del settimo grado, in Dolomiti vigeva ancora il sesto fra i grandi dell'alpinismo. Una volta tornato a casa tutto fu rivisitato in chiave diversa, iniziò la ricerca, l'acquisto di altri libri e riviste di montagna dopo quello della guida sulle Cinque Torri. Attrezzatura costruita quasi per caso con materiali per lavorare in corda come le cinture degli operai Enel dove lavorava un parente...tutto ebbe inizio, con un linguaggio che neppure si avvicinava a quello tecnico che conosciamo. Lui ed Adamo, amico e compagno di avventure, uomo scaltro e silenzioso, cominciarono ad escogitare modi per chiodare e fare sicura l'un l'altro, ed esplorarono luoghi sino ad allora conosciuti come semplici rocce sul mare.

(Francesco Galasso)

22/04/2012

Umberto Iorio su "La Nuit Du Lezard" Boux Fra

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18/04/2012

L'arrampicata in Campania : Umberto Iorio. Prima Parte

umberto iorio, climbing napoli, climbing campaniaSiamo negli anni 80'.I riflettori delle attività sportive giovanili puntavano alla Francia, la loro luce illuminava soprattutto l'ambiente hippy e l'arrampicata sportiva sul Verdon. Un Inno alla libertà di nuove frontiere sportive ed ai valori di base del free climbing. Patrick Edlinger, Catherine Destivelle e molti altri i performers di fama indiscussa fra Europa e Stati Uniti.

Tra questi c'era un personaggio piuttosto singolare, si aggirava furtivo e timido, alla base delle vie tra le falesie francesi!Forte nell'aspetto ed assai talentuoso, suscitava intorno a sé un continuo vociferare in cerca di informazioni sul suo conto, poi, la notizia che fosse del sud Italia meravigliava un po' tutti.

Era un evento talmente unico vedere un napoletano praticare l'arrampicata, proprio quando il free climbing stava nascendo come disciplina autonoma dall’alpinismo. Umberto Iorio, questo il suo nome, fautore dell'arte partenopea dell'arrangiarsi! Riusciva a procurarsi l'attrezzatura per chiodare o tutto ciò che servisse ad arrampicare, con mezzi non sempre ortodossi! L'importante per lui, era stare col naso per aria, muoversi, trovarsi a contatto con la natura di roccia e sole.

Il suo materiale, era ferraglia, in quantità, recuperata dagli sfasciacarrozze, con i quali ingaggiò una serie di amicizie, piuttosto singolari. Iscritto al Cai, come socio cercò di recuperare, se non trafugare, qualche chiodo da utilizzare per i suoi scopi pionieristici. Vi immaginate un ragazzo di venti anni con la corda da alpinista in spalla e sporco di magnesite a zonzo per le strade di Trecase in provincia di Napoli? Negli anni del dopo terremoto, di Fortapasc, della camorra che si riorganizzava in piccoli gruppi a suon di sparatorie, c'erano nuove forme di pensiero, nuovi profili che si sviluppavano, alternativi a contesti violenti, alternativi alla vita di strada. Ironico ripensare agli sguardi dei passanti, di curiosità o di scherno, reazioni del tutto comprensibili, sebbene talora avvilenti.

Umberto, da bravo ragazzone informale e sportivo, se ne andava in giro senza stare troppo a badare alla forma. Lo si poteva incontrare a cena con l’allenatore del Napoli ai tempi di di Maradona, Ottavio Bianchi, ed allo stesso tavolo di Riccardo Cassin, vestito di robaccia e sporco di terra. Come un Andy Cave, l'alpinista squattrinato,anglosassone divenuto poi noto per i suoi romanzi, questo “scugniziello” pieno di iniziativa cercava in tutti i modi di sbarcare il lunario per procurarsi l’attrezzatura. Se pensate che il più vicino negozio di attrezzatura da montagna era a 1000 km di distanza! Nonostante il suo storia dell'arrampicata campana,umberto iorio,le origini dell'arrampicata campana,arrampicata anni 80profilo umile, la sua voglia di star fuori dai riflettori, è sembrato impossibile non parlare del suo operato, in Campania così come altrove. Ad esempio “Alp”, il magazine specializzato in sport montani, ha pubblicato un articolo su di lui, presentando un Umberto Iorio diverso dal solito conosciuto fino ad allora, più sfaccettato e complesso. Il suo compagno di scalata era Adamo, buffo ripensare in questo modo alla genesi dell’arrampicata meridionale. Adamo, dai lunghi capelli biondi, ex meccanico ed ex motociclista spericolato. Uomo di tempra e coraggio ma soprattutto un vero amico. Umberto Iorio è stato il primo uomo ad arrampicare in tutto il meridione, proponendo ad altri, eredi ed appassionati di arrampicata, le potenzialità dei luoghi, in primis della Costiera, Sorrentina ed Amalfitana..

E' riuscito a metter su famiglia, nonostante una vita fatta di stravaganti abitudini da rocciatore, dallo stile ramingo. E vive in una splendida casa che ricorda quelle moresche. Oggi è un affermato imprenditore e vive con Virginia. Il piacere di conversare del suo passato, davanti a un camino, ha contribuito a migliorare una giornata altrimenti grigia e gelida come tante, in un autunno tra i più freddi della nostra storia.

Iniziamo così :“Ero un bambino ribelle, quando mamma voleva picchiarmi mi arrampicavo opponendomi tra una parete e l’altra del corridoio e su, fin dove non poteva raggiungermi, restava li ad aspettarmi, sotto, pronta per catturarmi!”. Continua poi col ricordo di bambino...”Non potevo restarmene in quel posto a lungo, scivolavano le scarpe, non era facile, allora utilizzavo la saliva, come si usa ora la magnesite… tra il soffitto e il corridoio evitando così di prenderle! E’ la paura che riesce a far dominare le paure, in questo caso la paura di scendere, ed assaggiare le percosse con il cucchiaio di legno. Giocavo sempre ad arrampicarmi sui pini, mi divertivo e già allora manifestavo le mie doti di arrampicatore, tra un ramo e l’altro”. Umberto si ferma, ha negli occhi l’esperienza di un uomo che ha vissuto mille peripezie, affrontando le incomprensioni di una famiglia che certo non poteva capire la sua passione ed il suo incedere controcorrente, un’avanguardista della montagna in una Napoli distratta da

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 cose del tutto diverse. Una cartolina come spunto di conversazione, ritraeva il Becco di Mezzodì che si rifletteva nel lago, proprio di fronte al rifugio Croda da Lago. Così Umberto ricorda ancora ed inizia il suo secondo episodio narrativo:“Quel posto dovevo visitarlo, d’altronde ero anche un’appassionato di fotografia e volevo fotografare quel posto con la mia yashica fx3. Purtroppo non avevo neppur la benché minima idea dell’abbigliamento di un montanaro, non c’era internet e nemmeno giornali di montagna, eravamo a Napoli, mica a Courmayeur o Cortina. Cercai in tutti i modi di trovare qualche notizia, qualche foto, documento, ma niente, poi mi venne in mente...” Umberto ripensa alle idee balenategli al fine di trovare ispirazione attrezzature e abbigliamento per la montagna: scarponi antinfortunistica, pesanti zaini che reggevano su stanghette di metallo. Calzoni di velluto tagliati e ricuciti corti, alla zuava...”per giungere al rifugio in piena notte, mi imbattei nella prima vera pioggia di agosto”... La magia della roccia dolomitica e il confronto fra gli alpinisti catapultarono Iorio in un mondo dalle diverse prospettive, dapprima un pesce fuor d'acqua, poi, a mano a mano che il tempo passava le cose cambiarono.Messner aveva rivoluzionato i parametri UIAA con l'annuncio e l'arrivo del settimo grado, in Dolomiti vigeva ancora il sesto fra i grandi dell'alpinismo. Una volta tornato a casa tutto fu rivisitato in chiave diversa, iniziò la ricerca, l'acquisto di altri libri e riviste di montagna dopo quello della guida sulle Cinque Torri. Attrezzatura costruita quasi per caso con materiali per lavorare in corda come le cinture degli operai Enel dove lavorava un parente...tutto ebbe inizio, con un linguaggio che neppure si avvicinava a quello tecnico che conosciamo. Lui ed Adamo, amico e compagno di avventure, uomo scaltro e silenzioso, cominciarono ad escogitare modi per chiodare e fare sicura l'un l'altro, ed esplorarono luoghi sino ad allora conosciuti come semplici rocce sul mare.

(Francesco Galasso, revisioni di Lorenza Ercolino)

15/04/2012

umberto iorio

Era un inverno di qualche anno fa, i miei amici ed io, appassionati di montagna stavamo costituendo il progetto “direzioneverticale” Raffaele, Nicola e il mio inseparabile compagno di avventure Peppe, a cui da poco si è aggiunta anche Lorenza, sorella acquisita e montanara . Ebbene, stavo leggendo sulla prima guida di arrampicata umberto iorio,storia arrampicata campana,pioniere arrampicata campaniasportiva campana “ Malopasso” di Oreste Bottiglieri del pionierismo campano tra Punta Campanella e Monte  Faito! Anni '80, Costiera Sorrentina ed Amalfitana, lì nacquero i primi fervori giovanili, lì si svilupparono personalità come quella di Umberto Iorio pioniere campano dell’arrampicata. In principio ero incredulo. Pensavo che in quegli anni arrampicasse solo Berhault, Edlinger … il tutto sembrava a dir  poco buffo. Si parla di luoghi remoti ed affascinanti.
Iniziarono le nostre escursioni alla ricerca di una storia che non volevamo andasse perduta.
Ci ritrovammo in una lingua di terra sul mare, al “ confine” con la costa, un villaggio che affaccia su di Punta Campanella, chiamato Termini. Dopo questo paesino l’infinito, isolamento e incanto, sembra di aver varcato la porta per l’eden. Qui fioriscono piante tropicali, l’azzurro del mare ti folgora gli occhi come Saulo sulla via di Damasco.
Punta Campanella è un luogo mistico, ascetico. Su di essa si affacciano i Monti Lattari, che dopo i 90 km di selle e guglie sprofondano dolcemente nel mare e le rocce diventano bianco marmo, aguzze come lance, pronte a fendere chi le scala. Umberto Iorio, non avevo mai sentito il suo nome. Così ci ritroviamo alla falesia di Punta Campanella,  e questo nome come di incanto mi si fissa nella memoria.

Ma chi è quel pazzo che arrampicava su ancoraggi del genere? Chiodo classico ogni cinque, sei  metri, piastrine fai-da-te in alluminio !Pazzo! Guardo le vie, poi c’è un'iscrizione greca, i nomi delle vie rimandano al culto di Atena, che proprio qui più di 4000 anni fa diventò fede per i popoli greci che qui passavano, incantati si fermavano e pregavano la Dea. Forse raccontarono in patria la bellezza dei luoghi poi descritti nell'Iliade. Ambientazione adatta all'immaginazione di mostruose ed affascinanti sirene. umberto iorio,storia arrampicata campana,pioniere arrampicata campaniaMa chi mai ha potuto arrampicare qui con ancoraggi simili? Ed ecco la risposta: Umberto Iorio, quel napoletano, bizzarro frequentatore del  Verdon… solo lui poteva essere stato,  un vero scugnizzo, un  climber, con predisposizione al “free-solo” che Edlinger  a quei tempi formalizzo in Opera Vertical (Guarda su You-tube).


Punta Campanella è il luogo più bello per l’arrampicata in Campania, roccia e mare a confronto, un’emozione che anche i più grandi alpinisti hanno definito unica.
Alessandro Gogna , infatti invitò una folta schiera di amici del nord, Maurizio Zanolla a seguito per un indagine esplorativa di tutto il sud. Volle fare  il Cristoforo Colombo proprio tra questi muri Verticali, e teoricamente  in parte ci riuscì, ma ad attenderlo  in Campania c'erano gli indiani, autoctoni arrampicatori rappresentati da Umberto Iorio!

(Francesco Galasso, revisioni di Lorenza Ercolino)

08/11/2011

Programma Punta Campanella 13 Nov 2011

AVVISO PROGRAMMA USCITA 13 NOVEMBRE 2011:

PUNTA CAMPANELLA sulle vie Visionarie di Umberto Iorio e i sentieri sacri della Dea Minerva


39677_1553122315049_1444905645_31459344_5974488_n.jpgOre 7:50 raduno ad Angri Via Dei Goti (piazzale antistante Ristorante Ciro )
Ore 8:00 Partenza
Ore 10:00 Arrivo a Termini (frazione di Massa Lubrense)
Quindi Antica strada romana per la torre minerva (http://www.giovis.com/sancostanzo.htm)
- costeggiando cala di mitigliano
- fossa di papa- torre minerva (o torre campanella)

Ore 11:30 Arrivo alla Falesia di Punta Campanella settore "murene"
Quindi Arrampicata
Ore 13:30 Pranzo al sacco
Quindi Ripresa delle arrampicate

Ore 16:00 Sentiero di ritorno
Ore 17:30 ritorno alle macchine
Ore 20:00 Pizza a Sorrento ( pizzeria da Franco )



N.B. Pranzo al sacco. Portare indumenti antivento, Pile, scarpe comode e con suola scolpita, zaino con almeno 1,5 litri di bevanda.

Clicca qui per le nostre foto di Punta Campanella

 

Per ulteriori Informazioni: 3387279878 (Francesco) o una mail a f-galasso@hotmail.it